Iscrizione newsletter
facebook-tommaso-romanotwitter-tommaso-romano
Ricerca contenuti
Ulti Clocks content
Musica M° Modestini
Home Sigillo informa Editoriali Giulio Tremonti “La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla”, Mondadori, Milano 2008.

Giulio Tremonti “La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla”, Mondadori, Milano 2008.

Negli anni Settanta, quando rovesciare l’egemonia gramsciana costituiva l’ardimentoso progetto della cultura ghettizzata a destra, Giovanni Volpe sostenne che per scardinare il pensiero marxista occorreva anzitutto confutare i pregiudizi intorno al primato dell’economia. Volpe organizzò, pertanto, un grande convegno di studi al fine di dichiarare il non primato dell’economia. Il convegno, che si svolse in Roma nella primavera del 1978, tracciò la linea che separa la cultura di destra dalle ideologie che pretendono di sottomettere la politica all’economia.. Per l’occasione, Giovanni Volpe scrisse una breve nota in cui affermava che la politica di destra per assumere “una posizione chiaramente antimarxista” doveva impegnarsi a “demitizzare la critica marxista basata sul dogma del primato dell’economia ed insieme, per uscire dalla negatività della sola critica, avviare la ricerca di una nuova scala di valori, in cui religione e morale, politica ed economia, scienza ed arte siano presenti in un ordine equilibrato ed aderente alle necessità profonde e complesse dell’anima e della città”. Grazie allo stretto rapporto con i dissenzienti russi, Volpe era in grado di prevedere la rovina del sistema sovietico. Quello che non poteva prevedere era il paradossale risultato della crisi comunista, vale a dire l’esaltazione del primato dell’economia da parte dei vincitori liberali. L’errore capitale, che sosteneva e orientava l’ideologia comunista si era, infatti, trasferito nella politologia liberale. Perfetta figura dell’evoluzione involutiva, il testimone della fisima economicistica è passato dai banditori del comunismo ai teorici del mercatismo. Ristabilito il primato dell’economia, il liberalismo è diventato simile a un mulino a vento, che agita l’inutile aria dell’anticomunismo dimezzato. Giulio Tremonti, il più rigoroso, colto e aggiornato politico italiano, ha capito immediatamente la debolezza del progetto inteso a superaere l’ideologia della sinistra arretrando all’infatuazione liberale. Di qui una critica al mercatismo persuasiva al punto di rompe l’incantesimo del pensiero unico. Quasi collocandosi nella scia di Giovanni Volpe, Tremonti introduce nello scenario allestito dai protagonisti del desolante e stucchevole dibattito culturale in corso, la spietata descrizione della squadra che tenta di imporre i suoi canoni all’economia mondiale. Il fallimento del mercantismo, la sua fatale inclinazione a produrre recessioni, è scritto nella posticcia, eterogenea e ridicola base su cui è costituito il potere della vecchia, ritornante ideologia “i liberali drogati dal successo appena ottenuto nella lotta contro il comunismo; i post-comunisti divenuti liberisti per salvarsi; i banchieri travestiti da statisti; gli speculatori-benefattori; e i più capaci pensatori di questo tempo, gli economisti, sacerdoti e falsi profeti del nuovo credo”. Il potere di questi apprendisti stregoni è costituito sulla convinzione che esista la mano magica del mercato, entità infallibile anche se invisibile e, all’occorrenza, latitante. Vero è il solo rimedio tentato per contenere i guasti causati dall’avventurismo dei liberali americani è l’intervento della banca di stato. Tremonti non ha dunque difficoltà a sostenere che il fallimento del sistema mercatista è confermato dal fatto incontestabile “che in un settore vitale del mercato, il settore finanziario, la mano privata è così invisibile, che proprio per questo, deve essere sostituita dalla ben più visibile mano pubblica” La vita reale sta opponendo all’utopia mercatista le indeclinabili ragioni del buon senso, le stesse che hanno già causato la rovina del comunismo e prima ancora giustificato la condanna dell’illuminismo da parte della delusione francofortese. Di recente un giovane studioso siciliano, Antonio Tomarchio, ha rammentato che, nel XVIII secolo, un’obiezione ai teorici della mano magica fu sollevata da Jacques Necker, che si opponeva alla indiscriminata liberalizzazione del commercio del grano, attività che favoriva una piccola parte della società (i proprietari terrieri e i commercianti di granaglie) contro l’interesse generale. Secondo Necker, privare una nazione dei prodotti indispensabili al nutrimento dei suoi abitanti per venderli all’estero ottenendo in cambio denaro, costituiva una violazione della morale e della ragion di stato. Opportunamente, Tremonti rammenta che il culto del mercato nasce dalla stessa radice illuministica che ha alimentato le contrarie filosofie di Hegel e di Marx: “Nella grande famiglia delle idee il mercatismo, la fanatica forzatura del mondo nel liberismo economico, la fede illusoria in cui tantissimi hanno creduto negli ultimi anni, ha un antenato molto illustre: l’illuminismo”. Lo spettacolo dell’armata Brancaleone in marcia verso una catastrofica recessione, consiglia Tremonti a proporre il ritorno ai princìpi tradizionali. La quantità degli errori suggeriti dall’ideologia ai protagonisti dell’avventura neoliberista “basta e avanza per spingerci verso orizzonti mentali diversi da quelli fin qui dominanti, verso una visione diversa della vita, meno materiale e più spirituale, meno chiusa nel privato e nel laissez faire, più comunitaria, più responsabile, in una parola più politica“. Il riscatto della saggezza politica costituisce una grande opportunità per il popolo della destra, che desidera la rimozione dei rottami ideologici – liberismo, relativismo, laicismo - che ingombrano la casa delle libertà. Tremonti sembra capace di soddisfare la sentita esigenza di scaricare le zavorre ideologiche per intraprendere un percorso politico indirizzato alla composizione dei valori tradizionali con i criteri di un’economia dal volto umano. Certo è che solamente tale composizione può evitare che il centrodestra finisca nel doppio stallo dell’economicismo e della permissività liberale. 
Potete inviare un vostro commento alla seguente email:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.