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Home Sigillo informa Editoriali Dirigere la propria vita come una stanza dei bottoni - di Marcello Scurria

Dirigere la propria vita come una stanza dei bottoni - di Marcello Scurria

di Marcello Scurria

Piero Scanziani, Nella stanza dei bottoni, Elvetica edizioni.

 

Scrivere di Piero Scanziani e della sua opera, mi ha sempre coinvolto. Infatti, non è la prima volta. Tutta la sua produzione narrativa e saggistica sottintende o insegna a dare senso alla vita.

Il saggio Nella stanza dei bottoni, come dirigere positivamente la propria vita, deriva dalla selezione di tre testi precedenti, frutti filologici di viaggi, dialoghi e ricerche «che da prima parevano essere fuori dai nostri programmi, ma poi ci si imponevano come necessari», corretti e stampati in tre titoli: L’arte delle longevità, L’arte della giovinezza, e L’ arte della guarigione.

Ciò che Piero Scanziani e la moglie Gaia Grimani scrivono poi a quattro mani, è un manuale pensato per spiegare e fare beneficiare degli effetti balsamici che la psychognosis ha sul corpo, sulla salute e sullo spirito di chiunque. Dall’uomo comune ai centenari, Nella stanza dei bottoni insegna la tecnica fai da tè che, praticata ogni giorno, assurge ad autognosi:  «L’autognosis si può definire conoscenza di sé. E’ una tecnica interiore propria della psicognosis che in un certo modo si ricollega a quello che i Saggi greci scrissero a lettere d’oro nel tempio di Apollo: conosci te stesso.»

Nella stanza dei bottoni è un manuale talmente empatico da avvertirsi subito straordinariamente familiare, al punto da sperimentarlo durante la lettura. Tuttavia, Piero Scanziani e consorte, sono attori dei molti di più racchiusi fra gli estremi dell’esoterismo e della quotidianità, intesi a dare senso alla vita. Un salto di qualità motivato dall’intento pedagogico che muove da un empito genuinamente filantropico volto a liberare l’eccellenza assopita che attende il risveglio con la ricerca interiore applicata, contraccambiando  l’impegno dell’ introspezione in termini di catarsi rivelata.

Ma, vi chiederete, perché non dubitare? Mettiamola così: la vita di Piero Scanziani è costellata di eventi difficilmente riproducibili che non sono epifenomeni, ma autentici primati intesi ad escludere ogni dubbio sulla affidabilità del pulpito e sulla correttezza morale del suo altruismo.  Scanziani spiega, tesse, opera con la certezza del legislatore che alla violazione della regola fa corrispondere il fallimento dell’azione. Come la violazione della legge prescrive il contrappasso, la mancata osservazione dei precetti psicognostici comporta l’annullamento dell’io, la pena esistenziale.

Quindi, d’accordo con il postulato, è diligente chiedersi:  è lecito l’insegnamento di un magistero che si rivolge indistintamente al genere umano col quale condividere (o confutare) la messe di paradigmi utili a dare senso alla vita umana, dato che il libero arbitrio prescinde dal mero istinto? Chi è tanto virtuoso da essere al di sopra di ogni sospetto e di ogni speculazione?  Convenite che non sono domande da poco.

Il proposito è talmente alto da investire tutto lo scibile intitolato alla carriera dell’uomo che su questa terra è soprattutto storia di brutalità.

Il fatto è che Piero Scanziani, cioè la sua historia, incarna l’esatta corrispondenza fra ciò che è proposto e la personale esperienza. Si tratta di casi che non ammettono calunnie; fatti notori come il figlio Gabriele nato alla veneranda età di settantatré anni; di vere sofferenze come otto operazioni chirurgiche e di autentici successi come la vendita di un milione e mezzo di copie; di esperimenti riproducibili come la vandea del mastino napoletano e di testimonianze incontaminate come la personale conoscenza di premi Nobel e di molte personalità carismatiche realmente esistite e ancora viventi.  E allora, inutile dubitare.

Per esempio, in L’arte della longevità leggiamo (questione riconducibile al manuale) che «non esiste nemmeno l’andropausa, come regola fissa. […] Peter Czortan vissuto fino al 1724 ebbe l’ultimo figlio in età di 86 anni, vivendo poi oltre i cento. Il caso più clamoroso è citato in Norvegia dove un ultracentenario morì lasciando il suo figlio più giovane di 9 anni e il più vecchio di 90. […] Henry Miller a 76 anni sposa una deliziosa giapponesina di 28 con la quale vive felicemente fino ai 90…»

Ecco, distinguiamo l’esistenza, dall’esperienza. E’ quest’ultima, è il modus con il quale inveriamo l’io, che dà senso alla vita. Il tempo anagrafico carico di cicliche pene, può distinguersi dal tempo circoscritto al , cioè il tempo che l’io ha impiegato per affermarsi attraverso la  realizzazione del ruolo che si fa historia e, quindi, serenità, gioia, felicità. Se bisogna essere eroi di sé stessi, non è un caso che sia l’Elvetica edizioni a pubblicare la produzione di Scanziani. Per le esigenze di stile, deve rinunciare alla tecnica narrativa del show, don’t tell, e diventa editore con sede a Chiasso. Descrivere senza dire, per Scanziani non è solo una tiritera, ma anche una sfida alla prammatica editoriale, una coraggiosa scommessa contro l’ortodossia di mercato. I suoi romanzi si sviluppano intorno al rovesciamento, la tecnica narrativa consentanea ai segreti dell’anima o ai turbamenti del carattere.

Nella stanza dei bottoni, come dirigere positivamente la propria vita, scrive intorno a questioni che Piero Scanziani e Gaia Grimani hanno sperimentato personalmente: «Dove il corpo e la psiche più si approssimano avviene la trasformazione miracolosa.»

Elenca regole pensatorie, proprie del cuore psichico che preferisce il desiderio alla volontà per vivere a lungo, per sentire il corpo comprese le ghiandole e certe zone del cervello,  per sorrider(si) allo specchio. La mente psichica trascende, è oltre l’obiettività e l’immanenza del proprio corpo riflesso: «In verità, la psiche, lungi dall’essere meccanica, è in rapporto con un’intelligenza universale che, tramite ogni singolo, s’individua come a ciascuno occorre, dai cristalli ai vegetali, dagli animali agli uomini. La ricetta dello specchio merita d’essere sperimentata: insegna anche a non identificarci troppo col nostro corpo, a sorridergli e a sorridere.»

Insomma, dalla psicognosi che interagisce con la noosfera, alla autognosi, la cinta di applicazioni che potenzia la memoria, cura l’insonnia, libera dalle ossessioni, aiuta nelle relazioni di lavoro e altro ancora.

I libri esoterici di Scanziani non nascono e non muoiono di vita propria, proprio come il senso della vita è dove risolve tutta la dottrina, tutta l’enciclopedia, tutta l’esperienza. In una parola, conoscenza.

Una vocazione comune agli uomini eccezionali compulsi nella condizione di essere fuori dal coro, perché la stragrande maggioranza del genere umano non vive, ma sopravvive. Occorre avere fede, credere nella forza delle idee e nella capacità che ha la psiche di intervenire sulla materia. Chi ha già intrapreso questa strada, infatti, ha molto da insegnare e il bisogno di incontrare simili personalità facendo la reciproca conoscenza, è un intento che non si esaurisce nella visita, più o meno duratura. Agli incontri seguiranno i viaggi, le interviste, le conferenze e le relazioni editoriali. La serie di appuntamenti che è sinonimo di lavoro e di ritorno economico per le parti che dovranno accordarsi e firmare, per esempio, un contratto. Scanziani non deroga alla natura capitalista della società occidentale e Nella stanza dei bottoni, come dirigere positivamente la propria vita, insegna «come condurre qualsiasi trattativa» applicando la psicognosi alla negoziazione: «Volenti o nolenti, dobbiamo sempre trattare... »

Insomma, l’eccellenza va divulgata, e l’impegno a documentare i costrutti del libero individualismo, prova quanto sia importante e contemporaneamente raro essere entronauti, il neologismo che ha dato il titolo all’omonimo romanzo di Piero Scanziani, ben presto diventato d’uso comune per conoscere colui che si guarda dentro, capire come è fatto e cosa alberga di buono dentro ciascuno di noi. Tutti gli entronauti capiscono la vita.

Un precetto: «Prima ancora che l’abbondanza ti colmi, ringrazia. […] Importa ringraziare come se già avessi ricevuto, quando ancora non v’è.» Meglio iniziare la giornata augurando a sé stessi che «Ogni giorno tutto mi va di bene in meglio. Grazie!»

 

Palermo Fondazione Thule 16 novembre 2009 –  5 febbraio 2010