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Giudizi su 7 tessiture dal mosaicosmo

Alcuni giudizi sulle 7 tessiture dal mosaicosmo:

GREGORIO NAPOLI DA "GIORNALE DI SICILIA" Venerdì 17 Ottobre 2008 - Cultura/Novità in libreria
[...] In Tommaso Romano prevalgono le virtù dello scrittore, del saggista e del poeta. E sia detto, ovviamente, senza alcuna disistima per l'infaticabile impegno nell'agorà della politica. Queste Tessiture sono nate in un'ora che l'A., definisce allucinata, ossia, fra le 5,10 e le 6,10 del 1° febbraio 2008. Felice insonnia, poichè l'aureo libretto sintetizza, in fluente prosa, il confronto fra l'Uomo (il Lettore) e il mistero del Cosmo. Romano - come il grande cineasta Manoel de Oliveira - parte dal visibile per giungere all'invisibile. E slitta verso la Fede, mentre il Portoghese azzera i telefonini e la comunicazione elettronico-satellitare. Il misticismo di Tommaso Romano approda, con ineffabile e suggestivo rintocco di letteratura Alta, alla contemplazione della vita come officina del Bello e, dunque, palestra dell'Estetica, che sia anche Etica.

MARIOLINA LA MONICA
Ritengo notevoli le teorie esposte da Tommaso Romano in “7 Tessiture dal Mosaicosmo”. Un uomo di grande levatura che, non solo per la sua preparazione culturale, ma anche perché è un profondo conoscitore dell’animo umano e della vita, sa mostrarsi comprensibile ed accessibile.
Partendo dalla cosmologia, infatti, egli sviluppa un intreccio coinvolgente e sicuramente percorso da quelle che definirei le vene dell’Essere Cosmico. Una prova tra tante per svelarsi e svelare la chiave segreta di quel sublime nascosto in noi e d’attorno e approdare così all’accettazione dell’ordine prestabilito dall’Alto. Accettazione che non equivale ad immolazione, ma piuttosto dimostra la ferma convinzione di essere parte integrante di un ordito indipanabile, o la piccolissima tessera di un mosaico (come Tommaso Romano stesso qualifica ogni forma che vive e infine si consegna nuovamente al Seme).
Mi pare che, a questo punto, tutti i diversi aspetti affrontati nell’opera, tra cui la morale, il diritto, la concezione poetica della vita, non possono che essere consequenziali, per rappresentare al meglio (e tra i contrasti e le brume presenti in ognuno e in ogni cosa) l’adesione all’idea di purezza che scaturisce in noi dall’Essere Cosmico, dalla Scintilla Primordiale.
Concludo sottolineando che, a mio parere, quando il nostro vivere quotidiano, più o meno consapevolmente, si lascia percorrere da quelle vene dell’Essere a cui accennavo prima, diviene simile all’acqua che scorre e corrode e penetra ciò che a prima vista pare irraggiungibile. 
Il risultato di tutto questo non è la gioia vana che deriva dal mondo, ma quella colma di chiaroscuri e riflessi diamantiferi che sgorga dall’intimo e che trasforma finanche la tanto temuta morte nella normale metamorfosi di una miserevole larva in farfalla.

Domenico Cara

TOMMASO ROMANO

Sette parole per la propria “sitio” riflessiva

Le voci di questa silloge sono : CosmologiaAntropologiaGnoseologia, Mito – TeologiaMorale, DirittoArte. (“Quaderni del pensiero mediterraneo/2”) commentate dalle ore 5,10 alle 6,10 del I° febbraio dell’anno detto 2008, e inscritte come L’ora allucinata nel registro della collana “Mosaicosmo” in preparazione.

Il modello delle riflessioni ha un’iconografia fondamentalmente aforistica ed è metafora di una sensibile religiosità tersa e di casto rigore. Le scritture, anzi le tessiture, si esprimono per moduli sostanzialmente ritmici e senza pieghe sofistiche, o immagini retoriche fine a se stesse in qualche modo insopportabili.

“Ogni cosa che è creata, a cominciare dall’uomo, vivendo una realtà autonoma, insieme materiale e spirituale è come la tessera di un immenso e sempre arricchito mosaico che si dipana in ogni dove stagliandosi nell’architettura dell’immenso creato”. (da “Cosmologia”); “Anche nell’uomo vi è la scintilla dell’Eterno (DNA) che è la Tradizione perenne che dal primo degli esseri arriva all’oggi.”(da “Antropologia”); “Il pensiero dell’uomo è un mosaico che si compone. Diviene organico quando si elabora compiutamente”. (da “Gnoseologia”); “ L’uomo costruisce e vive inventa e reinventa  i simboli e i miti perché con essi ricostruisce in sé il cammino che rispecchiando  -eterna”.(da “Mito-Teologia); “La vita morale è non sottrarsi al compito del sacro. Ma libertà è anche decidere di chiudere –anche naturalmente- il compito (è auspicabile il contrario però).

La libertà, capace di creare condizioni di benessere e che sappia frenare le sproporzioni”. (da “Morale”); “La comunità civile promuove la vita e la procreazione. L’aborto è un delitto, gli aborti un genocidio legalizzato. Si può decidere infatti per sé non per un altro essere innocente, incolpevole che nella vita prenatale gioisce e soffre”(da “Diritto”); “ L’estetica è già etica. Il gusto non è l’arte. L’arte è fare partendo dal concetto e dal dono. (da “Arte”).

Gli stralci di pensiero ovviamente sono casuali, ma invitano il lettore a fissare grosso modo l’imagerie di Tommaso Romano: studioso di realtà cattoliche, poeta, politico, la cui operosità continua a rendere distintiva la vicenda promozionale: autoriale e culturale tout –court dalla Sicilia in poi, adottata con passione e dignità.

Le esigenze attuali in effetti ripropongono l’elaborazione di una materia, di un memento consueto, efficace e mai sbiadito, e ormai esperto o possibile marmo. E –quindi- assiomi che non sfuggono dall’intenzione meditativa, colti nel silenzio illuminato non dal cospicuo lume delle formule risapute, ma dal metafisico rinascente anelito di scovare sempre più nell’essenza della propria consapevolezza, e in uno stato di dialettica (non labirintica) interiorizzazione. Un’evidenza icastica che non contiene il grido che aleggia nelle evocazioni o, addirittura, temendo di smarrirsi nell’abbaglio delle speciosità mistiche o eremite, per tessiture, in una tregua innegabile che in fondo studia e riporta gli elementi elevati da una specie di magnetica spiritualità.

E, in una soluzione breve, semplice, moderna, coinvolge con i suoi dettati semi – fulminei, una strategia che influenza, proprio dal contesto in apparenza transitorio, isolato, l’intrinseca speranza di raggiungere una continuità (per contrasto?) le cui dinamiche espongono nuovi annunci e pronunce nel criterio di un coerente desiderio, e avvento di relazioni e di ulteriori peculiarità.

Tommaso Romano così, non limita alla definizione il paesaggio degli argomenti, dei temi, ma apre al rapporto immergendosi – nel percorso delle “tessiture”- attraverso una luce che gli concede fremiti trasfigurativi, anziché ricami di stile o riassunzioni non testimoniali e incerti, insieme all’istanza di un inesauribile divenire, per la stessa varietà di segni e di esempi che sembra optino per la preghiera.